Bibliothèque mondiale du cheval

Del miglioramento delle razze di cavalli nelle Due Sicilie / MEDICI Giuseppe DE’, 1831
Del miglioramento delle razze di cavalli nelle Due Sicilie. / MEDICI Giuseppe DE’ et FALCONNET Augusto
: Napoli , dalla Stamperia e cartiera del Fibreno, 1831
: 1 vol.
: 29 p.
: 30 cm
: planche illustrée montrant des étalons de "Venafro" Amadis et Jerry et leur généalogie
Italien

: Elevage / Chevaux de sang, chevaux de trait et poneys

« Chi considera il temperato clima, il fecondissimo e svariato suolo di questa parte d’Italia, che forma il Regno di Napoli, facilmente si persuaderà essere stata mai dimora del generoso animale, che Buffon chiamò la più nobile conquista dell’uomo.
Nei secoli di mezzo gli Arabi, succeduti ai Romani nell’impero del mondo, menarono i loro cavalli nella meriggia Europa; e quando furono alla fine scacciati d’Italia e di Spagna, ve ne lasciarono delle razze le quali, fino a che non degenerarono, dovettero servire a migliorar quelle degli altri Stati. Per non parlar che delle nostre, certo è che fino al principio del secolo passato da esse la Francia, la Germania, e fin’anche l’Inghilterra, al dire di Bandeville, provvedeva stalloni. Il cavallo napolitano aveva allora giustamente grido di essere il migliore d’Italia. Ma da qualche tempo le nostre razze, anzi che giovare le altrui, ebbero bisogno di cavalli polesani per rimontare in prezzo; ed ora sono così diminuite di numero, così guaste e malandate , che più non fan ricordare quello che furono un dì. E non è da maravigliarsene. La passione pe’cavalli, e lo studio di siffatti animali non furono molto comuni in questo Paese, e solo da pochi anni il gusto dell’equitazione si è introdotto tra noi. Inoltre i popoli del Nord, a via di cure e di perseveranza, portarono le loro razze a tal grado di superiorità, che non ebbero più bisogno de’nostri cavalli; ma siamo anzi noi stati obbligati a provvedercene da loro. Questa fu una delle principali cagioni della decadenza delle nostre razze: la trascuratezza e l’inerzia fecero il resto.
Questo decadimento, che fa uscire dal Regno non poca moneta per supplire con esteri cavalli a’bisogni del lusso e dell’esercito, ed inaridisce una delle sorgenti della pubblica ricchezza, non poteva essere avvertito con indifferenza dal Giovane Re, oggi per nostra fortuna moderatore, mente, e provvidenza delle Due Sicilie. Conoscendo Egli non si reg. gere gli Stati col rimanersi a man giunte, e tutta la gran mole a cui presiede agitando ed informando colla giovane vigoria del Suo spirito, si mostra determinato non solo a ridurre alla pristina floridezza, ma pure a recare alla più alta prosperità l’industria della quale ragioniamo. Con un Real Decreto del 2 Maggio Egli ha vietato sin da quel giorno l’immissione di cavalli esteri d’ogni maniera nel Regno; ha fatto invitare i Consigli Provinciali a deliberare intorno alle vie più opportune come stabilire uno o più depositi di Stalloni arabi, inglesi, limosini o d’Andalusia per distribuirli in appresso nelle Provincie al tempo della monta ; ha ordinato infine al Suo Ministro degli Affari Interni che, facendo tesoro dei regolamenti altrove prescritti su tale materia, gliene proponesse uno ove fossero segnatamente offerti de’premii a’proprietarii di stalloni, giumente, e puledri di più belle forme; non che per le corse da stabilirsi in epoche determinate: le quali prescrizioni, mentre dimostrano lo studio del PRINCIPE in ravvivar questo ramo d’industria, campo allo zelo de’ Regii sudditi premurosi di secondare così benefiche intenzioni. Laonde sarà opera ne intempestiva nè vana portare a pie del Trono i lumi dell’esperienza in un argomento non meno ampio, che arduo ed importante. Imperciocchè questa specie di commercio non è della natura di quelli che possono lasciarsi in balía de’cittadini, nè le loro forze mai basterebbero a quei generali miglioramenti che si desiderano; ma egli è assolutamente mestieri che v’intervenga il Governo. Ed è altresì al Governo vantaggioso, se vuol fare un ordinamento il quale sia il più acconcio al bisogno, che si espongan gli errori in cui si potrebbe urtare, e le norme credute più utili all’uopo; perchè il MONARCA, pesando le cose nella bilancia della Sua saggezza, possa ad arbitrio Suo gli uni evitare, le altre seguire. Finalmente è pur necessario istruire i nostri proprietarii di razze nel miglior metodo che occorre per farle prosperare, giacchè essi o non ne seguitan nessuno, o di assai cattivi; ed è egualmente difficile vincer l’inerzia che le cattive abitudini.
Mossi e confortati da sì fatte considerazioni, abbiam voluto consegnare in questa operetta le nostre idee su tal materia; e per procedere colla maggior chiarezza, abbiam diviso il lavoro in otto capitoli. Il primo darà un breve cenno sulla storia generale del cavallo; il secondo tratterà della scelta degli stalloni; il terzo di quella delle giumente; il quarto della distribuzione degli stalloni nelle Provincie; il quinto della Direzione generale delle razze da stabilirsi in Napoli; il sesto dei premii a’proprietarii de’migliori puledri e giumente; il settimo dell’utilità delle corse, e finalmente l’ottavo della necessità di una razza conservatrice e che sia modello del tipo rigeneratore, razza da stabilirsi per conto del Governo. » Présentation de l’éditeur (1831)