« Chi considera il temperato clima, il fecondissimo e svariato suolo di questa parte
d’Italia, che forma il Regno di Napoli, facilmente si persuaderà essere stata mai
dimora del generoso animale, che Buffon chiamò la più nobile conquista dell’uomo.
Nei secoli di mezzo gli Arabi, succeduti ai Romani nell’impero del mondo, menarono
i loro cavalli nella meriggia Europa; e quando furono alla fine scacciati d’Italia
e di Spagna, ve ne lasciarono delle razze le quali, fino a che non degenerarono, dovettero
servire a migliorar quelle degli altri Stati. Per non parlar che delle nostre, certo
è che fino al principio del secolo passato da esse la Francia, la Germania, e fin’anche
l’Inghilterra, al dire di Bandeville, provvedeva stalloni. Il cavallo napolitano aveva
allora giustamente grido di essere il migliore d’Italia. Ma da qualche tempo le nostre
razze, anzi che giovare le altrui, ebbero bisogno di cavalli polesani per rimontare
in prezzo; ed ora sono così diminuite di numero, così guaste e malandate , che più
non fan ricordare quello che furono un dì. E non è da maravigliarsene. La passione
pe’cavalli, e lo studio di siffatti animali non furono molto comuni in questo Paese,
e solo da pochi anni il gusto dell’equitazione si è introdotto tra noi. Inoltre i
popoli del Nord, a via di cure e di perseveranza, portarono le loro razze a tal grado
di superiorità, che non ebbero più bisogno de’nostri cavalli; ma siamo anzi noi stati
obbligati a provvedercene da loro. Questa fu una delle principali cagioni della decadenza
delle nostre razze: la trascuratezza e l’inerzia fecero il resto.
Questo decadimento, che fa uscire dal Regno non poca moneta per supplire con esteri
cavalli a’bisogni del lusso e dell’esercito, ed inaridisce una delle sorgenti della
pubblica ricchezza, non poteva essere avvertito con indifferenza dal Giovane Re, oggi
per nostra fortuna moderatore, mente, e provvidenza delle Due Sicilie. Conoscendo
Egli non si reg. gere gli Stati col rimanersi a man giunte, e tutta la gran mole a
cui presiede agitando ed informando colla giovane vigoria del Suo spirito, si mostra
determinato non solo a ridurre alla pristina floridezza, ma pure a recare alla più
alta prosperità l’industria della quale ragioniamo. Con un Real Decreto del 2 Maggio
Egli ha vietato sin da quel giorno l’immissione di cavalli esteri d’ogni maniera nel
Regno; ha fatto invitare i Consigli Provinciali a deliberare intorno alle vie più
opportune come stabilire uno o più depositi di Stalloni arabi, inglesi, limosini o
d’Andalusia per distribuirli in appresso nelle Provincie al tempo della monta ; ha
ordinato infine al Suo Ministro degli Affari Interni che, facendo tesoro dei regolamenti
altrove prescritti su tale materia, gliene proponesse uno ove fossero segnatamente
offerti de’premii a’proprietarii di stalloni, giumente, e puledri di più belle forme;
non che per le corse da stabilirsi in epoche determinate: le quali prescrizioni, mentre
dimostrano lo studio del PRINCIPE in ravvivar questo ramo d’industria, campo allo
zelo de’ Regii sudditi premurosi di secondare così benefiche intenzioni. Laonde sarà
opera ne intempestiva nè vana portare a pie del Trono i lumi dell’esperienza in un
argomento non meno ampio, che arduo ed importante. Imperciocchè questa specie di commercio
non è della natura di quelli che possono lasciarsi in balía de’cittadini, nè le loro
forze mai basterebbero a quei generali miglioramenti che si desiderano; ma egli è
assolutamente mestieri che v’intervenga il Governo. Ed è altresì al Governo vantaggioso,
se vuol fare un ordinamento il quale sia il più acconcio al bisogno, che si espongan
gli errori in cui si potrebbe urtare, e le norme credute più utili all’uopo; perchè
il MONARCA, pesando le cose nella bilancia della Sua saggezza, possa ad arbitrio Suo
gli uni evitare, le altre seguire. Finalmente è pur necessario istruire i nostri proprietarii
di razze nel miglior metodo che occorre per farle prosperare, giacchè essi o non ne
seguitan nessuno, o di assai cattivi; ed è egualmente difficile vincer l’inerzia che
le cattive abitudini.
Mossi e confortati da sì fatte considerazioni, abbiam voluto consegnare in questa
operetta le nostre idee su tal materia; e per procedere colla maggior chiarezza, abbiam
diviso il lavoro in otto capitoli. Il primo darà un breve cenno sulla storia generale
del cavallo; il secondo tratterà della scelta degli stalloni; il terzo di quella delle
giumente; il quarto della distribuzione degli stalloni nelle Provincie; il quinto
della Direzione generale delle razze da stabilirsi in Napoli; il sesto dei premii
a’proprietarii de’migliori puledri e giumente; il settimo dell’utilità delle corse,
e finalmente l’ottavo della necessità di una razza conservatrice e che sia modello
del tipo rigeneratore, razza da stabilirsi per conto del Governo. » Présentation de
l’éditeur (1831)